domenica 30 marzo 2008

cinquanta secoli


Ognuno di noi muore solo e muore interamente: sono due verità che i più rifiutano, giacché i più durante tutta la loro vita sonnecchiano e quando stanno per morire temono di svegliarsi. La solitudine è una scuola di morte e l’uomo comune non la frequenterà mai, l’integrità si ottiene altrove, essa è dunque la ricompensa della solitudine …

La biografia di Albert Caraco sembra quella di un ipotetico personaggio di un racconto di Borges, oscura, frammentaria, prende le mosse in oriente ma prende subito altre direzioni: nasce nel 1919 a Costantinopoli, da una famiglia ebrea stabilitasi da diversi secoli in Turchia. Poi, al seguito della famiglia, Vienna e Berlino, prima della fuga dal nazismo a Parigi e in Uruguay. La conversione al cattolicesimo, per opportunità sociale, sarà poi negata nella solitudine degli anni interminabili di studio solitario e nel suicidio, messo in pratica come anticipato in un suo libro poche ore dopo la morte del padre. Attendo la morte con impazienza e arrivo ad augurarmi il decesso di mio padre, poiché non oso uccidermi prima che se ne vada. Il suo corpo non sarà freddo quando io non sarò più al mondo.

Breviario del caos è la raccolta delle ammonizioni di un nuovo profeta del Paganesimo, che vuole prendere l’uomo per quello che è e non per quello che dovrebbe essere, che professa un ritorno alla terra giacché il Cielo è vuoto.

La morte e lo sfacelo sono in ogni pagina, il dito è puntato contro i sonnambuli che compongono la massa degli esseri umani, il loro numero che continua a crescere a dismisura, ma anche preti, bottegai e capi di governo, responsabili delle illusioni e delle menzogne che portano il mondo alla catastrofe: gli uomini saranno puniti per aver cercato un Padre in Cielo, sterminati violentemente dal fuoco, e i sopravvissuti saranno allora orfani consapevoli, che vivranno e moriranno da uomini liberi.

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