domenica 4 ottobre 2009

bagagli


La scoperta casuale dell'Isola delle rose su una rivista mi ha fatto pensare ad un tempo in cui si seguiva la rotta dei visionari. Naturalmente, in contrapposizione ad un tempo in cui la caratteristica più importante è la paralisi di ogni decisione, i contrappesi incrociati che rendono l'equilibrio difficilmente rovesciabile.
A 12 chilometri al largo della costa di Rimini, nel 1968 un anarchico ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, costruisce un'isola artificiale su piloni in acciaio resistenti alla forza delle onde. In acque internazionali, la piattaforma prende il nome di Isola delle rose e la forma di una nuova micronazione, con la sua lingua ufficiale, i suoi francobolli, qualche nave di passaggio che attracca incuriosita per bere qualcosa al bar.

Dopodiché, ho ammesso di dimenticare spesso che la vita si svolge nella realtà. In un film esiste una trama e un copione, e un attore non può improvvisare e disinteressarsene, partire per la tangente dei suoi pensieri, altrimenti il film non può vedere la luce. Pensandoci con attenzione, nella realtà invece non esistono istruzioni da seguire, perché nessuno sa come va a finire.
La realtà mi sembra a volte così impalpabile e ingombrante allo stesso tempo.