lunedì 17 dicembre 2007

di ritorno


Ieri svegliandomi ho avuto la netta impressione di avere davanti a me una giornata diversa. Differente dalle altre, come quando ci si sveglia in un'altra città, e non ci si ricorda subito dove e come. Era una domenica di sole, tardi la mattina, con una striscia d'azzurro sopra il palazzo di fronte.
Così mi sono reso conto che, di solito, mi ero svegliato sempre nello stesso giorno, lo stesso giorno che si ripeteva metodicamente senza eccezioni, e che lasciava poco spazio al resto. E in realtà non sapevo dire se durante il giorno ci fosse stato il sole oppure avesse piovuto, perché restavo sempre nella stessa luce artificiale fino a sera.
Ed è stata davvero una giornata diversa. Un viaggio a piedi fra strade lungo il lago, statali trafficate e campi incolti. Il rivedere il profilo slanciato e possente di chiese e palazzi metteva allegria al ritorno, e anche per una volta il rituffarsi fra la gente indaffarata dopo la solitudine della campagna.

martedì 20 novembre 2007

la stiva e l'abisso


A volte leggere la quarta di copertina è l’ultima cosa da fare per avere un’idea del contenuto di un libro.
Dopo l’incenso dei due o tre giudici entusiasti, che potrebbero anche avere ragione ma restano scontati e inflazionati e creano diffidenza in partenza, restava una descrizione per forza di cose generica e mancata, perché distillare un libro in tredici righe non si può.
A me pare che La stiva e l’abisso sia un libro sulla morte e la vita. Meglio, di come la vita sia un abituarsi all’idea della morte. Un libro barocco, un po’ perché ambientato su un galeone spagnolo del ‘600 immobile nella bonaccia, un po’ perché scritto in modo traboccante e ricco, spagnoleggiante appunto.
Dopo averlo finito ho riletto la quarta di copertina, ed effettivamente ho riconosciuto il libro. Ma il punto è che l’ho riconosciuto dopo, non prima. E forse, se non me l’avessero regalato, non l’avrei scelto.
Non che avessi saputo fare di meglio, ma i libri più belli sono sempre stati quelli che venivano da un suggerimento di un amico.

vice-capitale


A Londra ho trovato ricchezza di impulsi e suggestioni, una ricchezza che all’inizio mi ha stordito per il suo luccicante turbinio.
Poi sono passati tre o quattro giorni, e ha continuato a piacermi. Di giorno le mie mete erano precise, e si succedevano veloci mentre cercavo di non restare indietro e non dimenticare nulla. La sera, invece, questa sorta di ragnatela scompariva, e mi restava una libertà di scegliere che inebriava e confondeva; spesso sceglievo di camminare fino alla stanchezza.
Mi ricordo soprattutto il Blackfriars Bridge, che evoca subito ricordi bui, e certe scatole di fiammiferi trovate in una piccola libreria, che contengono poesie su biglietti ripiegati e a volte anche una caramella. Diceva la libraia, che la sua era più un’associazione di beneficenza che un esercizio commerciale.
Chissà se avrebbe continuato a piacermi nello stesso modo potendoci restare più giorni, o forse al contrario se avrei cambiato totalmente idea. Mentre me lo chiedo la lascio, ci penserò la prossima volta.

martedì 30 ottobre 2007

B.


È molto bella la differenza fra rimpianto e rimorso.
rimpianto Pensiero nostalgico e doloroso, o suggerito da un senso di rammarico e d’insoddisfazione, rivolto a persone o vicende irrimediabilmente scomparse o passate.
rimorso Consapevolezza tormentosa del male commesso.
Il rimorso è per qualcosa che hai fatto, il rimpianto che non hai fatto. Da quando me ne hanno parlato ci ho ripensato spesso.

mercoledì 10 ottobre 2007

bancoforte


Seduto ai bordi della fontana, ma per la verità anche mentre stavo passeggiando poco prima di decidere di sedermi, ho pensato alle parole di profonda saggezza: "ma poi, alla fine, ch'a' fatto?". Tira tira, forse niente si sottrae a questa legge che tutto illumina e assottiglia.
Oggi salverei la mia passeggiata, dopo nove ore e mezzo di fiera, dure e concentrate, per le strade fra i grattacieli, fino alla fontana dell'Opera dove ho sentito il bisogno di fermarmi. Fa freddo, una luce si spegne all'interno, forse sta per iniziare qualcosa. Io devo alzarmi, incamminarmi da questo che mi sembra l'unico luogo "antico" e rassicurante, e andare a cena.

sabato 6 ottobre 2007

lunedì 1 ottobre 2007

la polvere


Oggi ho imparato che l’aggettivo numerale cardinale in arabo si comporta come un sostantivo, e ciò che più importa, va declinato al maschile se si riferisce a un nome femminile, e al femminile se si riferisce a un nome maschile. Una tavolo, un valigia.
Che sia una regola nata dal sedimentarsi della tradizione orale o codificata in un momento preciso da un grammatico, sono due sfere che si fondono.

Ci sono momenti in cui la possibilità di morire non avrebbe nessuna importanza. Coricati prima di addormentarsi, passeggiando con il rumore inevitabile e costante della pioggia sull’ombrello nel buio della sera. Questo perché in questi momenti ci si sente come distaccati dal corpo, da se stessi. Si ha l’impressione di non essere se stessi, e il buio della notte non fa nessuna paura. Forse è per questo che quei momenti arrivano al buio, per un segreto richiamo della notte.
La morte è assurda se vista in un video.
Credo che vissuta coscientemente in un letto sia …. Non si può dire che è un’esperienza forte, perché dopo non ci saremo più. E mi viene in mente l’ultima parte del Diario di Kierkegaard, in cui pregava Dio di allontanare la disperazione davanti a lui prima del morire.
Che senso ha che una massa che vive ora, tra poco, la stessa massa, non viva più? Ha così poco valore la vita perché basti un niente a farla scomparire?
Non ho mai visto nessuno morire. Vedrò soltanto me stesso.
Anche Pereira pensava spesso alla morte, era un’ossessione per lui.
Gödel pensava che la possibilità che da elementi semplici quali sono quelli della natura si formasse il cervello dell’uomo era la stessa che ha l’atmosfera in questo momento di scomporsi istantaneamente in tutte le sue componenti. Credeva che un meccanismo complesso come il cervello non potesse essere originato da elementi semplici combinati con leggi semplici quali sono quelle della natura, anzi, credeva che questo potesse essere addirittura dimostrabile.
Lui, che aveva dimostrato teoremi dell’indecidibilità ponendosi al di sopra e al di là di ogni matematica esistente o futura, dimostrando cose che dovranno necessariamente accadere anche nella matematica che s’inventerà una persona che oggi non è ancora nata.
Che aveva portato a termine una dimostrazione logica dell’esistenza di Dio, che, aveva confidato a degli amici, lo convinceva. Lui, che pare secondo alcuni fosse ateo, ma che in ogni caso non volle mai divulgare questi tre foglietti in cui era scritta la prova, per paura, pare, che gli potessero attribuire interessi teologici che, pare, diceva di non avere. Il suo era un interesse puramente logico.
Ma, dopotutto, che Dio è quello che si dimostra con una formula? In passato l’esistenza di leggi matematiche e geometriche universali ed eterne era la prova dell’esistenza di Dio, da qualche essere dovevano pur trarre la loro perfezione. Ora la matematica è in grado di formalizzare ogni cosa, ogni aspetto del reale, per descriverlo in maniera oggettiva e prevedere anche che cosa farà, come si comporterà. E così, l’irriducibilità dell’uomo e di Dio ora è diventata prova della loro esistenza. Se l’uomo fosse una formula, sarebbe tutto lì. Se Dio fosse una formula, non sarebbe il modo migliore per dimostrare che è solo il prodotto della mente che lo ha pensato in quei simboli?
Se solo potessi riflettere, senza che le cose mi chiamino a sé. Agostino diceva che fino a trent’anni aveva pensato che la soluzione era dietro l’angolo, e aveva continuato a rimandare, ad avere la sensazione di poterla afferrare in ogni momento, e diceva che non si accorgeva di stare ancora nel fango.
A volte mi sembra che l’appartamento dei miei vicini, che in quell’appartamento ci sia sempre gente diversa, che cambi ogni sera.

mercoledì 26 settembre 2007

in navigazione


Caro Björn,
dopo aver letto “Bisogno di libertà”, le scrivo per dirle che, se un giorno dovesse decidere di cambiare professione, le consiglierei il sacerdote, o pastore che dir si voglia.
Non sgrani gli occhi domandandosi come possa venirmi in mente una tale idea! So e ho letto che non è credente, ma mi ha molto stupito la grande tranquillità e sicurezza che emana dalle sue pagine, il senso di sapere sempre quello che è giusto fare. Non prenda troppo sul serio questo consiglio, ma è veramente la prima idea affiorata alla mente dopo aver letto l’ultima pagina del suo libro.
Ho anche pensato, subito dopo, che questa impressione di calma nasconderà forse un’inquietudine interna, un’incertezza e un dubbio sempre sotto la superficie, ma quella è ugualmente la sensazione che ho creduto di riconoscere costantemente fra le sue pagine, e se da un lato la trovo quasi invidiabile, dall’altro confesso che mi spaventa e mi fa voltare la testa da un’altra parte, non verso le risposte ma verso le domande.
Al prossimo libro, libero di non sapere dove e quando.

lunedì 17 settembre 2007

appuntamento


Il treno si è fermato all'ultima stazione prima della frontiera, e prima di fare i pochi metri verso la prima stazione in Spagna avrebbe dovuto aspettare un'ora, fermo sui binari. Sono sceso, con un'ora di anticipo su quanto pensavo, e in quell'ora immobile ho iniziato a ricapitolare.
Ho pensato al viaggio in treno della sera prima, al ricadere continuamente nel sonno, al risvegliarsi con la sensazione di riemergere di soprassalto da un mare increspato in cui stavo per affogare. Seduto nell'atrio, ho voluto appuntare su un taccuino i timori e le attese, pensando che nessun luogo fosse più adatto di quello, una stazione di confine che segna una frontiera geografica per molti e anche una della memoria per me.
E così ho scritto poche righe, slegate, cercando di chiarire nelle parole i sobbalzi ad ogni voce spagnola e la paura di non riconoscere un viso dopo molto tempo. Poi, ho richiuso il taccuino, ho aperto un libro e ho cercato di aspettare leggendo.

giovedì 6 settembre 2007

dopo il temporale...


… tornando in bicicletta ho visto l’acqua ai bordi delle strade, e dentro l’acqua il rosso e l’azzurro dei palazzi e del cielo. E alzando gli occhi la facciata della chiesa, bianca e concava, che affiorava dai tetti vicini. Più lontano, il cielo che mandava gli ultimi riflessi rossastri sulle nuvole prima che si disperdessero e si facesse buio.
Il giorno dopo ci sarebbe stato un cielo solo azzurro, e le poche nuvole sarebbero state solo bianche, piccole e dai contorni netti. Freddo all’ombra e caldo al sole, e il vento fresco che preannuncia in anticipo l’arrivo dell’autunno.
Questo due giorni fa, oggi il cielo è tornato bianco, grigio chiaro.

lunedì 3 settembre 2007

confesso


Una Peugeot scassata, un cane assonnato che assomiglia a Braccobaldo, una facilità innata a far perdere la pazienza agli assassini...
Confesso, anzi, proclamo, di avere un’ammirazione sconfinata per il tenente Colombo. Di emozionarmi ogni volta anche se sappiamo tutti e due sin dall’inizio, Colombo e io, chi è il colpevole.

giovedì 30 agosto 2007

quattro film in quattro giorni


Mi sarei aspettato un attacco frontale, nomi e cognomi, cifre. Mi sarei aspettato che puntasse il dito contro, in "Sicko", invece Michael Moore ha scelto di puntare sull'aspetto umano, del dolore e dell'ingiustizia. Ma la disperazione è qualcosa di incomunicabile.
Bellissime mi sono sembrate la sua ironia sui pregiudizi degli americani, e soprattutto quelle sue decisioni improvvise sull'onda di un'emozione, come quella di prendere e partire alla volta di Guantanamo e Cuba per inseguire le cure negate in patria.
Non capisco invece che pretese di oggettività si possano avere se si incensano a priori Hillary Clinton, la Francia e la Gran Bretagna.

Di "Quattro mesi tre settimane due giorni" mi è piaciuta la capacità di mantenere l'equilibrio e non cadere nelle ideologie, un'oggettività molto personale, un'inquadratura di una cena fissa per diversi minuti.

Un mondo lunare è quello che ho visto invece in "L'uomo senza passato", la storia di una dignità umile quasi fiabesca, che forse in realtà non è nient'altro che un sogno. E più dei dialoghi mi ha catturato poi la colonna sonora, imperturbabile rock finlandese..

Infine, "Ritorno a casa". E qui è solo la quotidianità, niente di più e niente di meno, al suo ritmo uniforme. In molte scene l'azione è dietro una finestra, una vetrina, una vetrata. Si vedono gesti e espressioni che stanno al di là ma si sentono i rumori del di qua, e questo mi ha incuriosito molto.

martedì 28 agosto 2007

post conviviale


Alla sagra "del" gnocco fritto c'era una sola bancarella di caramelle, isolata, e i due proprietari non si scambiavano parola. C'erano anche le bolle di sapone, e qualcuno le ha comprate e ha reiniziato a diventare bambino.
Alla sagra del tortello, invece, una folla oceanica in coda, spalla contro spalla, pigiati a tenere d'occhio le file vicine che avanzano più veloci. L'attesa è premiata con tortelli di zucca al pomodoro, con il lambrusco e la zuppa inglese per finire.
E' appena passato un weekend di tripudio di salumi, di orchestrine e di tavolate lunghissime. E scorrendo le liste dei menù, in dialetto, ho avuto per un attimo l'impressione di essere all'estero.

venerdì 24 agosto 2007

luoghi deserti


Da qualche tempo, andando in chiesa, ho deciso di chiedere soltanto di poter comprendere ciò che mi si vuole dire.
Questo perché, da ancora più tempo, non riesco a percepire nessuna voce nel silenzio delle mura ampie. E così, ogni strada mi sembra indifferente, o forse, meglio, sbagliata. Sbagliato restare seduto per interminabili attimi con la mente protesa, sbagliato alzarsi ed andarsene con i pensieri ancora intatti, sbagliata ogni cosa.

Così, ho pensato di non chiedere risposte alle mie domande: non riesco a sentirle, mi guardo attorno, mi vedo solo e non capisco. Forse dopotutto non importa avere una risposta, ho pensato, basta solo poter capire cosa mi si vuole dire. Stare in silenzio, fare silenzio per poter ascoltare. Ma è così difficile.

martedì 21 agosto 2007

cielo grigio


E pomeriggio di pioggia, lenta e incessante, da stare in casa ad ascoltarla, un divano e un film.

lunedì 13 agosto 2007

berlin I


E ora, nell’ambiente ovattato delle sale dell’aeroporto, aspettando di salire sull’aereo che mi riporterà in Italia, è scomparsa quella strana ansia che precedeva il ritorno.
Avevo già conosciuto quell’appartamento l’anno scorso, da ospite ogni tanto. Quest’anno l’ho ritrovato, vuoto, per una settimana intera. L’ho occupato e vissuto, le cene sul terrazzo, le teorie sul montaggio di una lampada, la bici in giro per la città, il sole e la pioggia.
E rientrare da solo poco prima di ripartire, pranzare e dare una sistemata nel silenzio, mi riusciva insopportabile. Mi scoprivo a fare ogni cosa in fretta, l’acqua alla gola anche se il tempo non mancava di certo. Avrei voluto essere già a casa.

Ora, seduto in un posto che si dice anonimo, non mi dispiacerebbe che il volo non arrivasse più, e stare a scrivere e ascoltare ancora.

domenica 5 agosto 2007

viaggio per posta


In una preziosa busta blu, un invito ad un matrimonio scritto in basco e spagnolo, mi ha fatto restare per tanto tempo con il sorriso sulle labbra..
E me lo fa ritornare ogni volta che ci penso: come sarebbe bello riuscire ad andarci!

mercoledì 1 agosto 2007

da non esperto...


...di cinema. Meno che mai di cinema francese. Meno che mai di Claude Chabrol.
All’inizio sembra fosse un perfezionista, sono parole sue, attento ad ogni dettaglio. Ma questo lo portava inevitabilmente ad accumulare ritardi, dubbi, e a poco a poco a restare imprigionato in preoccupazioni che finivano in definitiva per immobilizzarlo.
Così, un giorrno, la risoluzione di non permettere che “ossessioni” di questo genere prendessero il sopravvento su un’idea. La decisione di seguire fino in fondo un’ispirazione balenata all’improvviso, poco importa il sottobosco dei come, nella consapevolezza che l’opera con la O maiuscola, perfetta e appagante, non sarebbe in ogni caso mai potuta arrivare.
Quello che conta non era più creare un film, ma dare un senso alla propria opera vista nell’insieme, un po’ come Balzac e la sua Commedia Umana, in cui il singolo romanzo trova un significato come parte di tutta una ricerca, a volte un po’ informe o sfuocata, che si definisce facendosi. Di più, quello che conta non è nemmeno riuscire a dare vita a una prospettiva, ma l’averci provato, onestamente.

Sarà, ma personalmente continuo a preferire film più “pensati” e “finiti”, dove l’idea iniziale sedimenta, evolve e si cristallizza più lentamente, e una volta fissata in una pellicola continua a mutare comunque, nelle persone che la guardano nel tempo.
Riconosco che fa tutto un po’ parte della mia diffidenza verso gli autori-industrie, di libri o cinema o musica, e riconosco che non si contano le eccezioni, ma guardando La cérémonie o Le boucher non posso fare a meno di vederci talento diluito, e di rimanere con un’aspettativa insoddisfatta.

martedì 31 luglio 2007

munarate

È vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro
È vietato il lavoro ai non addetti all’ingresso
È ingrassato l’addetto ai non vietati al lavoro
È lavato il gessetto ai non addetti all’ingrosso
È ingrossato il divieto ai non lavati di fosso
È addetto all’ingresso il non vietato al lavoro
È avallato il lavoro all’ingresso del foro
È levato di dosso il divieto del tetto
È addossato il divieto ai non venati di rosso
È arrossato il viadotto ai derivati del cloro
È venduto il cruscotto con paletti di gesso
È ingessato il bompresso ai maledetti del fosso
È mozzato il permesso ai garretti del toro
È maledetto il congresso dei cavilli del moro
È forato il muretto nei contratti del coro
È contrito il foretto ai lavori del messo
È cessato il forzetto al divieto dell’oro
È venduto il merluzzo non senza decoro
È dettato il permesso ai verdetti del foro
È vietato l’ingresso agli addetti al lavoro

lunedì 30 luglio 2007

57, 58, 59...


Pare che l’età della pensione si aggiri attorno a queste cifre, chi tira in qua, chi un po’ più in là. Resta inspiegabile come la maggior parte delle persone che l’hanno decisa siano ancora dove siano e non già, appunto, in pensione.
Eppure, dato che il potere logora, si tratta anche di lavori usuranti…

giovedì 26 luglio 2007

senza parole, solo mare...


E poi, un brusco risveglio, e la scoperta di non essersi mai allontanato dalla scrivania..

lunedì 23 luglio 2007

appuntamenti


Già le librerie dedicano spazi speciali agli autori del festival, sui tavoli compaiono volumi con coste e formati tutti diversi, che sarebbe bene leggere per non arrivare impreparati all'appuntamento.
Sarebbe bello annodare velocemente tutte le parole su quel tavolo, e sfogliarle all'ombra delle ore più calde.
Ma il tempo vola, e le parole stanno ferme...

martedì 17 luglio 2007

jazz a Damasco


Un fascino, quasi come dal nulla, per una musica silenziosamente ipnotica, per strumenti e suoni che fanno pensare a mondi così lontani, per immagini di una bellezza disarmante.
Peccato di non avere un tempo e un luogo per goderselo, Rabih Abou-Khalil.

lunedì 9 luglio 2007

da un taccuino ritrovato, a pag. 51


Aperta e chiusa parentesi:

Risuonano le scarpe nell’eco dei corridoi e delle stanze vuote.
Accarezzano i piedi l’erba e la polvere delle campagne assolate.
Sorridono i passi nudi e veloci nelle stanze la notte.
Tendo l’orecchio, e tutti insieme mi arrivano i loro suoni, le loro immagini.

sabato 30 giugno 2007

cronache


Mentre ho letto che Beppe Grillo ha lanciato la proposta del “Vaffa…day”, a cui aderisco senz’altro sulla fiducia senza sapere di cosa si tratti, propongo invece di ridurre al minimo la piccola cronaca nei palinsesti dei tg e della tv in generale.
Mi piacerebbe trovare delle parole roboanti e convincenti per urlare il manifesto dell’anti-cronaca, ma purtroppo non ne ho. Da qui il dubbio se sia soltanto una mia intolleranza personale per il sottobosco della vita quotidiana in tv oppure ci sia qualcosa di veramente lungimirante in questa mia sensazione.
Non essendoci speranze di poterla fare onestamente, e non sembrandomi giusto abolirla del tutto, ci vorrebbe una soglia di sbarramento alla cronaca...

lunedì 25 giugno 2007

romanzo storico


di Enzo Mari e Carla Vasio, è un vecchio libro giallo e consumato che parla di persone. E' un leporello che si srotola, su cui sono riportati in parentesi graffe, andando indietro nel tempo, i nomi degli antenati di un Angelo Fantin, nato a milano nel 1974.
Si crea così una catena, che risale dai genitori ai nonni ai bisnonni e così via per trecento anni, che diventa sempre più vasta man mano che si torna indietro.
E ognuno, nato magari nei luoghi più lontani, fa nascere storie e destini, combinandosi inconsapevolmente con gli altri e con altri ancora non scritti. Ognuno è vissuto ed è morto, e la sua memoria e il suo ruolo sono stati dimenticati da chi lo ha seguito e ignorati da chi lo precedeva.
E dopotutto sarebbe un errore pensarmi come l'ultimo a destra della serie, punto di arrivo di esistenze che non conosco. Più onesto calarmi nel mezzo del flusso dei destini, ancora da decidere ma certi di mettersi a fuoco a poco a poco.

lunedì 18 giugno 2007

mosaici


Weekend di bicicletta e treno, fra paesaggi di campagna e di fiume, un'antica abbazia isolata e il duomo buio di Lanfranco e Wiligelmo.
Osservando i mosaici allegorici e le sculture dei mesi ho passato momenti emozionanti, pensando all'uomo che in un tempo così lontano aveva sistemato le tessere di pietra che stavo sfiorando.
Pedalando lentamente nel sole, costeggiando le anse delle acque dall'alto degli argini, ho osservato i campi piatti nel silenzio.
Con tutto questo, con il weekend ormai alle spalle, mi capita di ripensare alle cose che ho trascurato, alle pagine che non ho letto, quasi come se avessi perduto del tempo.
Soprattutto, e forse in realtà si tratta di questo, mi è mancata un po' di solitudine, di cui mi accorgo sempre più di avere bisogno. Poter stare con me stesso e tirare le somme, ogni tanto, del mio costante bisogno di fare.

giovedì 14 giugno 2007

provincia


Che significa provincia? Piccolo, isolato, campagna, botteghe, bar sport, rosso mattone, bicicletta, mercato, dialetto..
La provincia è il luogo dove non c'è vetro e acciaio, dei non-graffiti, non-neon, non-metropolitana..
La provincia è il luogo dove devi stare per poter dopo apprezzare di più l'arrivo nella grande città.

martedì 5 giugno 2007

coperta


Mentre la Russia minaccia di puntare missili sull'Europa, in Turchia ci si scontra sulla laicità del governo, e incombe l'ombra dei militari. Nel frattempo l'Eta annuncia in Spagna la fine della tregua, e zitti zitti in Iran e Corea si prosegue l'arricchimento dell'uranio. Sulle sponde del mar Caspio o nei deserti dell'Africa soprusi e distruzione sono silenziosi, mentre in Medio Oriente lo stillicidio continuo raggiunge tutto sommato lo stesso effetto di assuefazione.

"Politica": ci vorrebbe Linus e la sua coperta..

lunedì 4 giugno 2007

Udine - Città del Messico


Dopo così tanto tempo, una mostra dedicata alla fotografia, a una fotografa. Fotografia: arte.

Quello che mi colpisce, nel ripensarci, è che questa cosiddetta “arte” non è stata, per una volta, il centro indiscusso della vita di una cosiddetta “artista”, Tina Modotti. Anzi, spesso era al servizio di un idea, di un ideale che “artistico” non era.
Eppure, le sue fotografie non sono in secondo piano, non sono nell’ombra di qualcosa che le oscura, ma anzi danno luce a tutta la sua vicenda, permettono di seguire il flusso dei sentimenti.

E poi, l’impressione che ogni volta si avventurasse in un’esperienza nuova senza sapere di preciso dove portasse quella strada, guidata da una specie di curiosità, o di intuito; come quando si innamora di un uomo, si avvicina alla fotografia o si butta nella lotta politica.

Più che alle fotografie di Tina Modotti, questa piccola mostra è dedicata alla sua vita e anche al suo essere donna, ed è stato bello seguirla e osservarla nelle immagini.

martedì 29 maggio 2007

e adesso?..


.. come posso continuare?

lunedì 14 maggio 2007

ieri, nella mia immaginazione

Un sommesso brusio, due persone vicine che bisbigliano nel silenzio, gli impercettibili alti e bassi nel tono della voce, il fruscio dei suoni avvolge i pensieri in un movimento continuo, li solleva e li addormenta. La mente, come ipnotizzata, si abbandona inerme.

O forse il silenzio più assoluto, e soltanto il suono dei pensieri nella mente deserta?

Un bisogno di piangere per trovare pace con se stessi.
Un bisogno di sentirsi capito intimamente, e di capire.
Un bisogno traboccante di fare, sentire e vedere.

venerdì 4 maggio 2007

una passeggiata


La Passeggiata di Robert Walser è un libretto pieno di semplicità e stupore, come di un bimbo di fronte alla varietà del mondo. E nelle ultime tre pagine, improvvisamente, il paesaggio di monti e laghi che lui amava così tanto apre come i pensieri di un uomo.

Da dietro le spalle mi lambirono rimorsi e mi vennero incontro sul cammino. Mi sentii invaso da certi tristi ricordi. Accuse d'ogni sorta, appuntandosi contro di me, mi gravavano sul cuore. Dovetti lottare duramente.
Mentre lì attorno, un po' nel boschetto, un po' nel campo, cercavo e coglievo fiori, incominciò pian piano a piovere e il paese si fece ancora più soave e silenzioso. Ascoltavo la pioggia gocciolare lieve sulle foglie, e mi sembrava un pianto. Com'è dolce la minuta, tiepida pioggia d'estate!
Antichi errori, ormai remoti nel tempo, mi tornarono alla memoria [...]. Nel sottile sussurrìo che mi circondava, l'onda dei miei pensieri salì fino a riempirmi di tristezza.
Come una ribalta gremita da scene intensamente drammatiche mi si schiuse dinanzi la vita d'un tempo; un involontario stupore mi colse nel riconoscere tutte le mie debolezze, le infinite cattiverie, la mancanza d'amore. [...]
Alla ricerca di un posto dove sdraiarmi, scorgendo per caso un angolo tranquillo sulla riva lì accanto, spossato come mi sentivo, mi accomodai il meglio possibile sul terreno soffice, al riparo dei fidi rami di un albero amico.
Nel contemplare terra, aria e cielo fui preso da un pensiero conturbante e irreprimibile: ero costretto a dirmi che ero un povero prigioniero fra cielo e terra, che tutti qui siamo ugualmente dei poveri reclusi [...].
"Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità?" mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano. M'ero alzato per ritornare a casa: era già tardi, e tutto si era fatto buio.

giovedì 3 maggio 2007

una via d'uscita ...


... per i tifosi dell'inter forse c'è, per conservare l'aura di sfortuna permanente senza la quale il loro tifo non avrebbe più senso: nell'anno in cui finalmente riesce a vincere lo scudetto, vuoi vedere che il milan diventa campione d'europa?..

Chiusa parentesi..

avanti piano ... quasi indietro

A piccoli passi, come se fare due gradini alla volta fosse avventato e irrealizzabile. Già disposto a intravedere grandi orizzonti, accetto un'offerta che mi riporta in basso, dove posso vedere solo a un palmo di distanza, e dove i dubbi mi stanno aspettando.
Ma non posso che ripetermi che ora va bene così, e che gli orizzonti dopotutto sono così tanti..

PS: Ma grande è soprattutto la delusione di non aver potuto comprare niente allo stand dei Peanuts. Avrei voluto il libriccino in cui Pyperita Patty viene sommersa, schiacciata con la lingua fuori dalla parola "answers", le risposte della vita..

mercoledì 25 aprile 2007

prossimo obiettivo...


...trovare cinque minuti per andare allo stand con i Peanuts in tutte le lingue...

domenica 22 aprile 2007

2046


Rivisto per la seconda volta, mi ha affascinato di nuovo.
Un uomo scrive romanzi in cui trasfigura le donne della propria vita, se stesso, cercando di scoprire se l’unica che lui abbia veramente amato abbia provato per lui le stesse cose.
Il 2046 è un posto misterioso del futuro, una stanza di un hotel, il luogo dove i ricordi non cambiano, da cui non si torna mai indietro. I ricordi, è scritto, sono sempre bagnati di lacrime.

Ma più che metafora dello scrivere, o del fare cinema, o musica, per creare mondi personali, più che semplice pagina di diario di Mr. Wong Kar Wai riscritta in grande su uno schermo, sono rimasto di nuovo senza fiato davanti alla fotografia, alla disarmante semplicità e bellezza impalpabile di immagini, movimenti e musica, insieme, visionari, al servizio di una storia in cui non c’è niente da dire, non si racconta nulla, solo una nostalgia e un sentimento.

venerdì 20 aprile 2007

tribunali

Forse un giorno darò una seconda possibilità, a Tahar Ben Jelloun. Ma in questi giorni la lettura dello Specchio delle falene mi delude.
Era uno dei libri comprati seguendo il caso, senza conoscere l'autore e senza aver ricevuto un consiglio. Non mi è riuscito di trovare una storia magica, simbolica e misteriosa, segnata da dense ombre e luci abbaglianti, e neanche una città, Tangeri, capace di affabulare e raccontarsi, come prometteva la quarta di copertina. Ho letto pagine che non mi hanno portato da nessuna parte, quasi come scritte senza un'ispirazione forte, che si disperdono in mille direzioni senza imboccarne nessuna.
E così, scopro che ho interrotto un libro dell'autore francofono più tradotto in assoluto,definizione roboante di cui non so quanto sia giusto fidarsi completamente.
Un fatto del genere mi è capitato anche qualche mese fa, quando restituii a metà strada La macchia umana di Philip Roth, altro gigante letterario.
Ma, ci tengo a dirlo, non sono condanne senza appello, sono fatte solo per oggi.
Tranne forse per Saramago. Ecco, per lui mi sento quasi di poter fare un'eccezione...

lunedì 16 aprile 2007

per adesso, semplicemente


Ci sono giorni in cui ci si dedica a se stessi, ci si vuole concedere piccole cose che hanno il semplice pregio di far stare bene; perché ci si trova in una situazione nuova, un po’ turbinosa, incerta, e se ne sente il bisogno.
Per qualche ora le si può ricevere come un dono inaspettato, ed essere sereni come senza un motivo preciso. Ieri il sole ha anche scelto di regalarmi la sua presenza, e ho scoperto i prati di palazzo Tè con un libro appena comprato.
E prima di reimmergermi in un’esperienza che non so come continuerà, ho pensato che va bene così.

venerdì 13 aprile 2007

lusso e indolenza


Passeggiata notturna per le strade di una Mantova quasi deserta, per viali illuminati e costeggiando il mormorio dell’acqua immobile dei laghi. Architetture monumentali, un piccolo dedalo di passaggi e il rimbombo dei passi e delle ruote della bici. Giardini nascosti e poche luci alle finestre.
I Gonzaga erano maestri nel godersi la vita, nel costruire intorno a sé il lusso e l’indolenza.

giovedì 5 aprile 2007

nel frattempo ...

... credo di aver capito che probabilmente la macchina fotografica ed io vediamo il mondo in due modi diversi. Forse è troppo presto, perchè ho avuto questa sensazione osservando alcune foto fatte in India, ma l'India non è così semplice da fotografare. Almeno per me, evidentemente, non lo è stata. Mai, dal primo momento. E mi ricordo di aver avuto questo pensiero, di averlo capito sin da subito. I colori che ho visto non li riconosco nelle immagini, sono piatte, comuni, insulse. Invece, a poco a poco mi sembra di vedere limiti insormontabili tra me e la fotografia.

martedì 3 aprile 2007

le sensazioni di adesso

Nel giro di tre giorni non si ha il tempo di rendersi conto, e anche adesso vorrei avere più tempo per me, per fermarmi a pensare, ne sento il bisogno.
Vorrei che non ci fosse nessuno nel raggio di cento chilometri, mi danno tutti fastidio.
Aria, fermare tutto.
Non riconosco più nessuno.

lunedì 26 marzo 2007

viaggio in India 23.03


Prima uscita da solo in bici, direzione città. Qualche chilometro di strada e un villaggio, qualche foto con il tramonto del sole alla mia destra.
[…]
Ultima notte in India. La prima immagine è la luna che sorride fra le stelle, luna calante.

viaggio in India 20.03


Tra tutte le cose i limoni dell’India sono i più succosi. Grandi poco più di una noce, hanno un profumo forte e un succo concentrato.
[…]
Mendicanti.
[…]
Le spese in città si sono dilatate all’infinito, senza ragioni apparenti, come sempre. Così nel frattempo è calata la sera, l’unica luce rimane quella delle scie caotiche degli apecar e delle bancarelle per le strade; le grandi insegne pubblicitarie non sono ancora al neon, e l’illuminazione pubblica non è ancora arrivata.
Ritorno a casa, stipati, costeggiando al buio il letto del fiume in secca, interminabile luogo di pascolo fino alle prossime piogge.

domenica 25 marzo 2007

viaggio in India 18.03

Stasera cena con frate Enrico, in India da 33 anni, segnati nel volto e nelle parole; sono catapultato con tranquillità nell’Italia di Carosello e di Cementano dei suoi ricordi.
Sono molto ammirato di fronte alla testimonianza vivente di una fede così semplice e allo stesso tempo profonda, ma sono anche consapevole della sua singolarità, anche fra chi, per così dire, è un fedele di mestiere.
[…]
Domenica di vuoto nulla. Nulla da fare e nulla da aspettare.
A proposito di ieri sera, mi sono detto che per aiutare chi soffre non è necessario avere una fede religiosa forte e sicura, e questo mi risolleva molto.

martedì 20 marzo 2007

viaggio in India 16.03


Mi accorgo di non riuscire a scrivere frasi e impressioni in forma di diario o racconto, solo parole isolate. Forse troppe immagini si sono susseguite e accavallate, forse il caldo soffocante paralizza ogni attività, e fa assumere l’imperturbabilità di questa terra.

Uomini e donne restano bambini fino al matrimonio, poi invecchiano di colpo, e s’imbrutiscono di solito parecchio.
[…]
Un forte contrasto fra l’abbandono e l’incuria delle strade delle città, discariche a cielo aperto, e la cura e la pulizia meticolosa delle donne, I capelli perfetti, gli abiti sgargianti e sempre diversi, i gioielli semplici che non mancano mai, il loro incedere da sacerdotesse.
[…]
Oggi ucciso un cobra vicino al muro di cinta. Tanti colpi di bastone e la testa fracassata, poi portato il cadavere sulla ghiaia davanti a casa, e osservato da tutti curiosamente.

viaggio in India 14.03


Oggi la cosa più bella da ricordare è Golconda, una rocca immensa come una città nel cuore della città. Un’architettura possente e spoglia, che non si rassegna a scomparire. È stata costruita da titani, e poggia direttamente sulla pietra della montagna, creando giardini, terrazzi e gallerie.
[…]
Il viaggio per arrivare a Guntur lo facciamo in macchina. Al paesaggio urbano, fra palazzi di vetro e capanne, se ne sostituisce uno quasi desertico, dove le montagne che ci lasciamo dietro hanno cime arrotondate come le lettere delle scritte che vediamo.
Dopo 13 ore di viaggio in aereo, 6 ore di macchina per raggiungere la destinazione. Mi accorgo di essere in India soltanto quando posso scendere, fare due passi in un villaggio, sorridere agli occhi che mi guardano da ogni direzione. Dopotutto, vedere un paesaggio correre dal finestrino o da uno schermo di un televisore non è nolto diverso.
[…]
La camera dell-albergo stasera ha un terrazzo che si affaccia su una via della città, un traffico indifferente al giorno e alla notte. Mi chiedo come sia possibile che questo mondo potesse esistere sempre uguale a se stesso prima che lo vedessi, e come continuerà a farlo anche dopo che sarò partito.
Ci sono momenti in cui vorrei essere solo lontano.

sabato 17 marzo 2007

viaggio in India 12.03


Parto la notte, e per conseguenza il giorno si trasforma in un’interminabile attesa che non si riesce mai a riempire.
Ho passato la domenica mattina al telefono, il pomeriggio al lago. Una mia domenica di sole, almeno nel pomeriggio, anche se ne avrei fatto a meno per partire giàdalla maattina.
Le ore sono passate lentamente fino al momento di mettersi finalmente in viaggio, con poco sonno alle spalle ma ugualmente senza sentirne il bisogno.
12 giorni non sono veramente molti, e forse è proprio per questo, per avere un ritorno già programmato, che mi sono accorto di essere un po’ insensibile nell’affrontare questo viaggio.
Forse è qualcosa che verrà da sé, man mano che mi avvicinerò all’India.

giovedì 8 marzo 2007

scrittura semicolta


Quando Paolo Nori presenta il suo ultimo libro, Noi la farem vendetta, quando fa una precisa e lucida ricostruzione degli avvenimenti di Reggio Emilia il 7 luglio del 1960, quando legge brani del libro che parlano anche di Irma, sua figlia, quando risponde alle tante domande, alcune belle altre meno, che gli vengono poste, ad un certo punto proprio alla fine un signore in prima fila gli fa che vorrebbe sapere alcuni chiarimenti su com’è saltato fuori quel libro nella sua concretezza, che Nori aveva detto poco prima e cioè che aveva letto un libro in cui un commissario di polizia vedendo dei fatti di violenza della polizia disgustato dal comportamento della polizia resta in dubbio per tutto il romanzo se dimettersi o non dimettersi, e allora Nori dice che invece lo sanno tutti come fa la polizia, che proprio tutta la polizia fa violenza, ecco, allora io direi a Nori che questo lo deve dire alle famiglie dei poliziotti morti assassinati a Capaci e via D’Amelio.

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Forse si è perso di vista il buon senso..

martedì 6 marzo 2007

giorni di attese


per poter conoscere qualcosa di più delle cose dietro l'angolo. Sempre con la speranza che la corrente degli eventi mi stia portando verso qualcosa di bello.
Sabato c'è stata l'eclissi di luna, la prossima dovrebbe essere tra 27 anni, cioè più o meno lo stesso tempo che è passato da quando sono nato. Quella che ho visto non era rossa ma grigio/nera, ed era il momento iniziale, quando la luna stava entrando piano piano nel cono d'ombra che la terra proiettava. L'ho vista fra le luci della città, come altri passanti sorpresi e con uno Charlot infreddolito vicino.
E mi ha stupito molto la sua lentezza, la sua pazienza, le ore che sono passate perchè potesse completare tutto il suo percorso, perdersi e ritrovarsi; flemmatica quasi, non so se per la sicurezza che avrebbe di nuovo visto la luce o perchè dopotutto è fatta così. E naturalmente mi ci riconosco, come potrei non farlo?

giovedì 1 marzo 2007

fiducia

A volte le cose ti vengono incontro senza darti il tempo di pensare, di riflettere, ma soprattutto contemporaneamente. Anche se sono poche, se potrebbero diluirsi senza troppa fatica per darti la possibilità di assaporarle tutte. Invece niente da fare, si sovrappongono l'una sull'altra, e interrompono bruscamente, superficialmente(?) un'assenza.
Una scelta bisogna farla, e così spero di non dover ammettere, fra un po', di avere qualche regret in più..

mercoledì 28 febbraio 2007

the voice

Stasera mi sento Frank Sinatra, ed è solo un caso che sia in contemporanea a Sanremo:

Regrets, I've had a few, but then again, too few to mention..
Yes there were times, I'm sure you knew, when I bit off, more than I could chew
But through it all, when there was doubt, I ate it up, and spit it out
I faced it all, and I stood tall, and did it my way

Il tutto trascritto in diretta, un solo piccolo aiuto..
Chissà poi perchè era lui "The Voice", non riesco a trovare qualcosa di veramente speciale nella sua voce, nella sua voce in sè. Resterò con questo dubbio, ora esco a cantare sotto la pioggia.

domenica 25 febbraio 2007

cinematograficamente parlando ...


... settimana pesante. Anche se non tragica.

Professione: Reporter, nella tradizione di Antonioni, si conferma indigesto e a tratti soporifero, anche se non c’è paragone rispetto a mattoni autentici come L’eclisse. Sono sempre più convinto che l’unità di misura della sua idea di cinema sia la singola scena, il creare un’inquadratura e una situazione che rendano su uno schermo la sua idea di esistenza, fatta essenzialmente di lontananza da se stessi. Tutto questo però lo vedo pensato appunto per ogni scena a sé, singolarmente, e creare un racconto in questo modo a volte è difficile..
Belli i paesaggi del deserto, della Spagna assolata e le inquadrature di Barcellona con i tetti di Gaudì, e bella Maria Schneider.



Poi è venuto il turno di Teorema, di PPP. E anche qui, ero preparato.

Uno sconosciuto fa visita per qualche giorno ad una famiglia della tipica borghese milanese, finendo per avere rapporti con tutti. Dopo la sua partenza, nessuno ritornerà ad essere quello che era, nessuno ritroverà una pace.
Qui ancora di più, non ci sono personaggi, solo dei puri concetti che “recitano”, ed è questo che rende il film, un qualsiasi film forse, pesante. Cioè asettico, concettoso, affrontabile solo dopo un faticoso esercizio di vittoria su se stessi.. O almeno, a me fa questo effetto.
C’è un però. Il però sono le parole che dice un personaggio all’ospite in partenza, gli dice che non si deve illudere che per la famiglia potrà ritornare tutto come prima, perché dopo aver conosciuto lui nulla potrà più esserlo. PPP dice che voleva dimostrare “l’incapacità dell’uomo moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il verbo sacro”, come dire a Dio che non è così semplice arrivare un giorno, darci la possibilità di conoscerlo e poi andarsene. O almeno, a me così pare.
Io credo che per una volta, soltanto un po’, accanto alla sua asfissiante ideologia politica di classi, PPP parli anche dell’uomo più in generale, della sua condizione in quanto uomo, non solo in quanto borghese. Ma forse mi sbaglio.

Incrociamo le dita per quello che arriverà..

giovedì 22 febbraio 2007

grande Michele Serra!

SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.

Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.

Ps: come ciliegina oggi uno che fa il ministro e di cognome Nicolais ha firmato la circolare che elimina il tetto ai compensi per le "star" della Rai di 272 mila euro, previsto dalla finanziaria: vai, finalmente Sanremo è salvo, Baudo e la Hunziker possono dormire sonni tranquilli. Un bell'applauso anche a lui. Scusate la nuova parentesi.

domenica 18 febbraio 2007

portici e penombra


Bologna è paesaggio terrestre.
In un’altra città avresti un fiume, un mare, un monte da prendere come punto di riferimento; cioè un elemento naturale che affiora nel reticolato dei palazzi umani, che li ha preceduti e con cui questi hanno dovuto fare i conti. Una sorta di presenza immobile e garante, che indirizza e dà un senso alle direzioni.
Quando cammini a Bologna ti muovi su un piano indefinito, dove una direzione vale l’altra, perché intorno c’è solo piatta terra e lunghi portici in ogni direzione. Si entra in un passaggio laterale e si scende qualche gradino, si attraversano cortili interni e complessi di palazzi, si sale e si riscende e si sbuca sotto gli archi di un’altra piazza.
Ho visto Bologna città di penombre, di carne e sangue, del colore dei suoi mattoni.

giovedì 15 febbraio 2007

pensieri casuali

Vorrei lasciarmi al più presto alle spalle la parentesi, perché per parlare di politica mi servirebbe un blog apposta, dedicato solo a quello. E poi sono sempre stato il primo a dire che spesso la politica disturba se si vuole parlare dell’animo. Per cui, una poesia politica è un controsenso. Il mondo reale, concreto, della materia, è un quadrato: è solido, pesante. Il mondo dell’animo è un cerchio, è mutevole, sfuggente, leggero, scorre via.

A distanza di tempo, ho ascoltato una canzone:

Ricordi, sbocciavan le viole
con le nostre parole,
“non ci lasceremo mai,
mai, e poi mai”.
Vorrei dirti ora le stesse cose,
ma come fan presto amore
ad appassire le rose,
così per noi
l’amore che strappa i capelli
è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza,
e un po’ di tenerezza.

Sarà strano, ma la melodia è triste a prescindere dalle parole, forse per quella tromba dominante, forse per le parole un po’ gridate un po’ sussurrate con delicatezza. Ricordo che la nostalgia non dipende dal rivivere con la memoria una sensazione già provata un giorno, ma si può essere nostalgici anche di qualcosa che non si ha mai provato.

domenica 11 febbraio 2007

parentesi

L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti,prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà.
dal Programma dell’Unione, pag. 72

Difficile immaginare un capolavoro di vaghezza più approssimativo, ma almeno sta scritto che qualcosa si proporrà. Effettivamente qualcosa è stato proposto, ciò è incontestabile.
Ma da applausi sono le reazioni dei bimbi che siedono nel cosiddetto Parlamento: Clemente non è contento se non fa la mina vagante e non si mette di traverso ai suoi amichetti, Vladimir fa i capricci perché vuole tutti i regali che gli avevano promesso, Pier Ferdy dice che gli hanno detto che così non si fa, Silvio non ha capito cosa sta succedendo e nel dubbio si mette a strillare.
Piccole pesti.. se è vero che ognuno ha i bimbi che si merita, siamo messi peggio del previsto.

sabato 10 febbraio 2007

leggerezza

Leggerezza è quel torpore della mente e del corpo che ti abbraccia e ti fa stare bene.. ti fa dimenticare per un momento le cose da fare, le scadenze da non perdere, le risposte che non arrivano, le pagine che vanno lette, le raccomandazioni che vanno assecondate.. leggerezza è allontanarsi e fare altro..

domenica 4 febbraio 2007

un mese e un giorno

Immaginiamo per un momento che una persona stia male, soffra per essere circondato da una vita che non riesce a cambiare. Immaginiamo anche che sia in questa condizione da un certo tempo, e che alterni momenti di inspiegabile fiducia ad altri di profondo sconforto. Diciamo infine che abbia come l’impressione, se interpreto bene il suo stato d’animo, di non potersi permettere di non essere ottimista; di considerarsi dopotutto un privilegiato (continuiamo a interpretare), ma che questo non gli impedisca di vivere una sua situazione di incertezza e disagio.
Ecco, ciò che sentirebbe sarebbe più o meno quello che leggo ora, in una lettera di un mese e un giorno fa. Come possono essere lunghi e distanti a volte pochi giorni! Io ad esempio non ricordo cosa stessi facendo allora.
A te che hai scritto, e che magari ora stai leggendo, non pensare che abbia tradito il tuo desiderio di segreta solitudine. Quando sei stato male, non c’è stato rifugio che ti potesse dare una sensazione di sicurezza, e se hai scritto una lettera forse volevi che qualcuno sapesse. Forse.

Ehi, ci siamo sentiti da poco al telefono, ho visto anche che ci siamo stati 40 minuti, non me ne ero reso conto. E’ strano, ma dopo aver messo giù mi sono sentito male, mi sono sdraiato in terra in camera a pensare, e non potevo fare a meno di chiedermi cosa ci facevo lì, cosa sto sbagliando. E ci sono rimasto tanto tempo, anche qui non mi sono reso conto.
Cosa sto sbagliando? A volte ho veramente l’impressione che tutto e tutti mi stiano passando a fianco veloci, e io fermo a guardare. Mi sento un inadatto a vivere. Mi sento debole. Vorrei andare in un posto dove nessuno mi vede, mi osserva, e invece sento come lo sguardo di tutti su di me.
Cosa sto sbagliando? Perché ogni volta che dico qualcosa poi ho subito l’impressione di averlo detto male? Di aver fatto un errore?
Sono mesi che chiedo a Dio di mostrarmi la mia strada, ma nessuno mi risponde.
Eppure io non mi sono mai tirato indietro di fronte alla sofferenza, ma forse credevo solo che lo fosse, e in realtà non era niente. Forse solo adesso sto soffrendo, e mi rendo conto di cosa sia.
Sto male e nessuno mi può dare una mano. Sono terrorizzato da un futuro che non ho. Che sento già qui.

Non so se ti manderò questa mail, perché è più delirante che altro, so solo che sono stanco di piangere, di essere insicuro, di non combinare nulla nella mia vita. Sono stanco e non so da che parte voltarmi.

Vorrei svegliarmi domattina e capire che questo era un sogno, un brutto sogno.

venerdì 2 febbraio 2007

interiors

Dopo aver visto Interiors ho pensato che il mio più grande desiderio è vivere dentro una pellicola di Woody Allen. Avrei dei fratelli, crisi e affetto. Sarei brillante nel mio lavoro, e a volte non capito fino in fondo. Sarei immerso nel jazz, avrei amici come Woody(!). Immagino che la mia vita sentimentale sarebbe un disastro.
A pensarci bene, è un mondo in bilico con l’insoddisfazione, un fascino che non mi impedirebbe di star male, a volte.
Già, perché questo è il primo film “drammatico” di Woody, e anche il primo in cui non compare come attore; si legge spesso questo nelle recensioni, ma in fondo che senso ha per lui una distinzione fra “commedia comica”, “commedia ricercata” e “dramma”? Non conosco un suo film in cui non si rida, e nessuno in cui non ci sia una disperazione nascosta nel profondo. Quello che importa è l’intreccio fra i sentimenti, l’arte, le esistenze e la loro incomunicabilità. E come tutto questo diventi reale.
Ecco, nonostante l’ombra di questa disperazione sia lì dietro l’angolo, e sia in tutti i personaggi, il mio più grande desiderio è vivere in una pellicola di Woody Allen.