lunedì 16 novembre 2009

ricordo esatto

Tutto ha inizio un giorno di neve, a Parigi, in rue de Fleurus, il 9 gennaio 1979.
…vedo venirmi incontro Madeleine che mi dice che Jérôme Lindon ha telefonato a casa in tarda mattinata, che il manoscritto a quanto pare gli interessa, che vuole che lo chiami al più presto. Sono le quattro del pomeriggio.
Jean Echenoz

A parte per il casuale inizio, Rue de Fleurus non si incontrerà più in questa storia. La via importante sarà rue Bernard Palissy.
Rue Bernard Palissy è poco distante a piedi da rue de Fleurus: si costeggia il Luxembourg in rue Guynemer verso Saint-Germain, e si prosegue verso nord in rue Bonaparte, oppure si imbocca direttamente rue Madame e la si segue per cinque isolati, per poi immettersi verso destra in rue de Rennes e svoltare subito dopo a sinistra, poco prima della fermata del Metro Saint-Germain-des Prés.
Rue Bernard Palissy è molto breve, in posizione nascosta ma allo stesso tempo al centro della rive gauche più autentica e insieme fittizia, a pochi passi dalla storica libreria La Hune e dal Café de Flore. Sul lato sud, più o meno a metà via, si trova la sede delle Editions de Minuit, in un edificio alto e sottile come le sue scale interne e come la figura del suo presidente, Jérôme Lindon.

Secondo i rapporti dell'ufficio meteorologico francese, i primi giorni di gennaio 1979 hanno registrato un'anomala ondata di freddo molto intenso in tutto il Paese, compresa la regione parigina. Il mattino del primo gennaio, la temperatura a Lille scende a -16°, il 4 e 5 gennaio una tempesta di neve parallizza le regioni del Nord, Parigi inclusa, e l'esercito deve intervenire per liberare le strade in cui erano rimasti bloccati molti automobilisti in viaggio. Il 6 gennaio il termometro segna -19° a Caen.
Ad ogni modo, Echenoz riesce a raggiungere senza problemi rue Bernard Palissy da Place d'Italie, dove si era recato nel frattempo per un appuntamento di lavoro fissato per le cinque (l'appuntamento si rivelerà un successo, Echenoz verrà assunto). Echenoz si sposta ora in macchina, una Renault 4L, che Madeleine gli aveva lasciato incontrandolo poco prima al Luxembourg: lei rincaserà con il Metro.
Dopo aver firmato il contratto di pubblicazione del suo primo romanzo (senza leggerlo), prima di tornare a casa a Montreuil e annunciare sorridente a Madeleine la notizia (lei è al telefono, lui le mostra il contratto senza interromperla), Echenoz si reca al vicino supermercato di rue de Rennes (non sono neppure le sette, quindi è ancora aperto), dove acquista una cartelletta in cui conservare il prezioso documento senza spiegazzarlo.
Nel suo racconto, nitido per il modo in cui è così facile vedere e sentire tutto ciò che vedeva e sentiva, Echenoz non fa menzione del freddo, che pure deve essere stato pungente in quei giorni.

Da qui, la storia prende senza dubbio un'altra strada, che si insinuerà nel rapporto fra un autore e un editore, soprattutto una storia per aneddoti e immagini.
Non ci sono altre strade e altri luoghi da menzionare per completarne il racconto, salvo il ristorante Le Sybarite, in rue du Sabot, in cui Lindon e Echenoz pranzeranno in occasione delle visite di quest'ultimo al suo editore. Uno dei motivi per cui Jérôme Lindon si reca ogni giorno a pranzo da Le Sybarite, dove beve soltanto acqua, è che Rue du Sabot è a due passi dalla sede delle Editions de Minuit, a pochi metri in linea d'aria.
Una delle cose che Echenoz scoprirà negli anni, è che quando un autore pranza col suo editore, è sempre l'editore che paga il conto.

sabato 14 novembre 2009

fiori e non annoiarsi

C'è un esempio che faccio sempre, della differenza tra bere un bicchiere d'acqua da un bicchiere di carta o da un bicchiere di cristallo.
C'è un rapporto, tra il modo di bere da un bicchiere di carta o un bicchiere di cristallo, assolutamente diverso.
Penso che se si beve dal bicchiere di cristallo − perché è più pesante, più fragile, e devi quindi rispettare questa fragilità tenendolo in mano in un'altra maniera, perché quando lo avvicini alle labbra non ha sapori che corrompono il sapore dell'acqua, e così via − nascono un'infinità di piccole emozioni sensoriali, per cui quando bevi dal bicchiere di cristallo sai che stai bevendo, perché l'oggetto ti spinge a sapere che esisti. Quando bevi da un bicchiere di carta, bevi in fretta e butti via il bicchiere: la tua vita non è esistita in quel momento. La consumi senza sapere che la stai consumando.
Mi sono sempre preoccupato di questo non sapere che si sta vivendo. Mi interessa molto sapere che sto vivendo, drammaticamente vivendo.
Ettore Sottsass

Il tempo, com'è naturale, di minuto in minuto progrediva.
Il suono regolare e sordo delle campane in una sera buia e fredda d'autunno mi fa sollevare gli occhi, e penso a nient'altro che al suono familiare delle campane, che ho spesso avuto vicine, e al silenzio che si crea dappertutto mentre loro suonano, un po' solenni, puntuali e precise a ricordare qualcosa.

domenica 1 novembre 2009

sollucchero


Il libro che sto leggendo è pacificamente troppo pesante, perché le riflessioni dell'autore si concatenano in maniera disinvolta seguendo il filo del suo pensiero, e talvolta è difficile riuscire a seguirlo. Non solo perché non esiste una trama (sono divagazioni sparse tenute insieme da un disegno che si trova ad un livello molto più alto di quello del lettore comune, e che è legato ad altre opere precedenti e future dello stesso autore), ma anche per la sconfinata densità e erudizione del discorso, e infine anche per un tono ottocentesco magniloquente e un po' sordo.
Sicuramente, in queste prime pagine, ho trattenuto l'importanza dell'analogia e della profondità per Baudelaire, e dell'immagine come punto di partenza del suo discorso in prosa e poesia. Ma quello che è certo è che queste pagine le ho dovute leggere con una concentrazione disperata, ripercorrendo più volte dei passaggi per cercare di dissipare l'impressione interlocutoria che mi lasciavano in un primo momento. Sono spesso frasi senza momenti di pausa, che inanellano senza posa altisonanti citazioni e le concatenano liberamente ad un ritmo serratissimo, così che in un solo paragrafo si è già scivolati leggeri su questioni di estetica o letteratura senza che nessuno ci abbia avvertito.

A questo punto, sono stato preso da un doppio sentimento: abbandonare il libro a se stesso oppure consumarlo sottolineandolo, per sgrossare quello che voglio assorbire da quello che si cancellerà nella memoria. Un po' un tornare indietro a quando i libri li si studiava per dare gli esami, ed erano effettivamente libri di testo.
Ma purtroppo La folie Baudelaire è un prestito della biblioteca, e dato che non desidero investire una certa somma per acquistarlo, rimarrà ancora in bilico per qualche tempo.

Piuttosto, mi sono imbattuto in un articolo illuminante qualche giorno fa. Parlava di finanza, di crisi e di mercati. Anche di teorie classiche e di teoria dei giochi. Spiegava che, per come sono oggi le regole del gioco, comportamenti perfettamente razionali e prudenti a livello individuale diventano potenzialmente catastrofici se perseguiti a livello collettivo.
Un articolo leggero e molto straight, forse perché scritto da un americano.