martedì 30 ottobre 2007

B.


È molto bella la differenza fra rimpianto e rimorso.
rimpianto Pensiero nostalgico e doloroso, o suggerito da un senso di rammarico e d’insoddisfazione, rivolto a persone o vicende irrimediabilmente scomparse o passate.
rimorso Consapevolezza tormentosa del male commesso.
Il rimorso è per qualcosa che hai fatto, il rimpianto che non hai fatto. Da quando me ne hanno parlato ci ho ripensato spesso.

mercoledì 10 ottobre 2007

bancoforte


Seduto ai bordi della fontana, ma per la verità anche mentre stavo passeggiando poco prima di decidere di sedermi, ho pensato alle parole di profonda saggezza: "ma poi, alla fine, ch'a' fatto?". Tira tira, forse niente si sottrae a questa legge che tutto illumina e assottiglia.
Oggi salverei la mia passeggiata, dopo nove ore e mezzo di fiera, dure e concentrate, per le strade fra i grattacieli, fino alla fontana dell'Opera dove ho sentito il bisogno di fermarmi. Fa freddo, una luce si spegne all'interno, forse sta per iniziare qualcosa. Io devo alzarmi, incamminarmi da questo che mi sembra l'unico luogo "antico" e rassicurante, e andare a cena.

sabato 6 ottobre 2007

lunedì 1 ottobre 2007

la polvere


Oggi ho imparato che l’aggettivo numerale cardinale in arabo si comporta come un sostantivo, e ciò che più importa, va declinato al maschile se si riferisce a un nome femminile, e al femminile se si riferisce a un nome maschile. Una tavolo, un valigia.
Che sia una regola nata dal sedimentarsi della tradizione orale o codificata in un momento preciso da un grammatico, sono due sfere che si fondono.

Ci sono momenti in cui la possibilità di morire non avrebbe nessuna importanza. Coricati prima di addormentarsi, passeggiando con il rumore inevitabile e costante della pioggia sull’ombrello nel buio della sera. Questo perché in questi momenti ci si sente come distaccati dal corpo, da se stessi. Si ha l’impressione di non essere se stessi, e il buio della notte non fa nessuna paura. Forse è per questo che quei momenti arrivano al buio, per un segreto richiamo della notte.
La morte è assurda se vista in un video.
Credo che vissuta coscientemente in un letto sia …. Non si può dire che è un’esperienza forte, perché dopo non ci saremo più. E mi viene in mente l’ultima parte del Diario di Kierkegaard, in cui pregava Dio di allontanare la disperazione davanti a lui prima del morire.
Che senso ha che una massa che vive ora, tra poco, la stessa massa, non viva più? Ha così poco valore la vita perché basti un niente a farla scomparire?
Non ho mai visto nessuno morire. Vedrò soltanto me stesso.
Anche Pereira pensava spesso alla morte, era un’ossessione per lui.
Gödel pensava che la possibilità che da elementi semplici quali sono quelli della natura si formasse il cervello dell’uomo era la stessa che ha l’atmosfera in questo momento di scomporsi istantaneamente in tutte le sue componenti. Credeva che un meccanismo complesso come il cervello non potesse essere originato da elementi semplici combinati con leggi semplici quali sono quelle della natura, anzi, credeva che questo potesse essere addirittura dimostrabile.
Lui, che aveva dimostrato teoremi dell’indecidibilità ponendosi al di sopra e al di là di ogni matematica esistente o futura, dimostrando cose che dovranno necessariamente accadere anche nella matematica che s’inventerà una persona che oggi non è ancora nata.
Che aveva portato a termine una dimostrazione logica dell’esistenza di Dio, che, aveva confidato a degli amici, lo convinceva. Lui, che pare secondo alcuni fosse ateo, ma che in ogni caso non volle mai divulgare questi tre foglietti in cui era scritta la prova, per paura, pare, che gli potessero attribuire interessi teologici che, pare, diceva di non avere. Il suo era un interesse puramente logico.
Ma, dopotutto, che Dio è quello che si dimostra con una formula? In passato l’esistenza di leggi matematiche e geometriche universali ed eterne era la prova dell’esistenza di Dio, da qualche essere dovevano pur trarre la loro perfezione. Ora la matematica è in grado di formalizzare ogni cosa, ogni aspetto del reale, per descriverlo in maniera oggettiva e prevedere anche che cosa farà, come si comporterà. E così, l’irriducibilità dell’uomo e di Dio ora è diventata prova della loro esistenza. Se l’uomo fosse una formula, sarebbe tutto lì. Se Dio fosse una formula, non sarebbe il modo migliore per dimostrare che è solo il prodotto della mente che lo ha pensato in quei simboli?
Se solo potessi riflettere, senza che le cose mi chiamino a sé. Agostino diceva che fino a trent’anni aveva pensato che la soluzione era dietro l’angolo, e aveva continuato a rimandare, ad avere la sensazione di poterla afferrare in ogni momento, e diceva che non si accorgeva di stare ancora nel fango.
A volte mi sembra che l’appartamento dei miei vicini, che in quell’appartamento ci sia sempre gente diversa, che cambi ogni sera.