sabato 29 gennaio 2011

hong kong e singapore

Nonostante i 21 gradi della stanza, sento freddo. I termosifoni scottano, mi copro, ma non riesco ad allontanare il gelo. Non ho appetito. Ricordo il momento in cui ascoltavo questa canzone, su un vecchio stereo in una grande casa, quasi clandestinamente, con un acquario, a Berlino.
Là questa canzone faceva affiorare dei ricordi dalla memoria, ora ricordi di ricordi di ricordi, un'infinita catena che, improvvisamente, non ha più un inizio ma soltanto momenti sospesi da qualche parte vicino e lontano.
Mi piacerebbe avere dei segreti da confidare. Mi pare di essere immobile da ore e ore, con il freddo intorno, alla ricerca di qualcosa che conosco bene eppure non posso spiegare, con un po' di paura e apprensione per quando dovrò svegliarmi da questo sogno.
Fuori ora la lampada che dondola muove ombre sul palazzo di fronte, vedo ondeggiare il segno delle finestre sulle finestre immobili.

domenica 23 gennaio 2011

logica cordiale


Da: Alessandro De Nicola
Oggetto: Re: Signor ministro conti bene quelle leggi
Data: 23 gennaio 2011 17.26.46 GMT+01.00
A: nicola locatelli

Egregio dr. Locatelli,
grazie della lettera.
La mia rassegnazione non è necessariamente personale (non è detto che io, magari attraverso gli articoli, non cerchi di contrastare il metodo bunga-bunga).
E' una previsione rassegnata che si riallaccia anche alle nostre passate esperienze di prima Reubblica. Gli italiani tenono a pensare "piuttosto che i comunisti meglio i ladri della DC (o del PSI)". Ha una sua logica.
Cordialente
Alessandro De Nicola



Oggetto: Signor ministro conti bene quelle leggi
Da: nicola locatelli
Data: 23 gennaio 2011 14.40.54 GMT+01.00
A: Alessandro De Nicola

Caro De Nicola,

ho letto con interesse il suo articolo sul Sole di oggi, come ogni domenica.

Se lei fosse il datore di lavoro di chi amministra attualmente l'azienda-stato (come in effetti è, insieme a me e ad altre 60 milioni di persone circa) non si sentirebbe preso in giro da obiettivi sbandierati e mai raggiunti, da una considerazione della cultura "liberale" che oscilla fra l'ignoranza e il disprezzo?

Come è possibile che l'incredibile filosofia del "ghe pensi mi" si stia sostituendo all'amministrazione di uno stato?

Mi pare che la malattia non stia mollando la presa, anzi.
Dalle sue ultime righe, credo di poter dire che questa impressione sia condivisa. Ma ho l'impressione che in lei prevalga un rassegnato accontentarsi della situazione, nel comprensibile sconforto per le possibili alternative, ma sottovalutando l'eccezionale gravità della situazione.

Non credo sia possibile "accontentarci della semplificazione bunga-bunga ancora per un po'".
Sono anni che è "il momento decisivo" e non succede mai nulla.
Se si permette che la situazione continui ad andare alla deriva, i danni che provocherà saranno sempre più irreparabili, e li pagheremo tutti.

D'altro canto, nessuno sembra in grado offrire non già un grande sogno, ma persino una banale via d'uscita.
Forse il detto "ognuno ha il governo che si merita" è più che mai valido.
Aspettiamoci, purtroppo, una recrudescenza dell'unico linguaggio che rimane al disagio sociale: la violenza.

La ringrazio e le auguro una buona giornata e buon lavoro, un saluto,

nicola locatelli
mantova

sabato 1 gennaio 2011

il pellegrinaggio in Oriente


Finalmente nella parte più alta dell'immenso edificio arrivammo in un solaio dove si sentiva un odore di carta e cartone, e lungo le pareti per molte centinaia di metri si vedevano sportelli di armadi, dorsi di volumi e fasci di documenti: un archivio enorme, una grandiosa cancelleria. Nessuno si curò di noi, tutti lavoravano in silenzio; ebbi l'impressione che tutto il mondo, compreso il firmamento stellato, fosse governato di lì o almeno registrato e sorvegliato. Rimanemmo a lungo in attesa, intorno a noi giravano senza far rumore, con le mani piene di schede e cataloghi, numerosi bibliotecari e archivisti che appoggiavano scale e vi salivano, mentre montacarichi e carrelli erano in moto sommesso. Infine Leo si mise a cantare. Commosso ascoltai quelle note che una volta mi erano tanto familiari: era la melodia di uno dei canti della Lega.


A quel canto tutto si mise in movimento. I funzionari si ritirarono, la sala si allungò verso sfumanti lontananze, piccoli e irreali lavoravano i diligenti impiegati al fondo dell'immenso paesaggio degli archivi; ma la zona vicina si vuotò del tutto, si allargò solennemente, nel mezzo apparvero numerose sedie ben allineate e, un po' dal fondo, un po' dalle numerose porte della sala si fecero avanti molti Superiori, i quali andarono a mano a mano a occupare tranquillamente le sedie. Le file si empirono l'una dopo l'altra, elevandosi gradualmente ad anfiteatro e culminando in un grande trono che non era ancora occupato. Il solenne sinedrio empì la sala fino al trono. Leo mi guardò come per ammonirmi ad aver pazienza, a tacere rispettosamente, e a un tratto scomparve in mezzo ai Superiori e non mi riuscì più di rintracciarlo. Vidi invece qua e là, tra i Superiori che si adunavano intorno all'Eccelso Seggio, qualche figura nota, seria o sorridente, vidi Alberto Magno, il barcaiolo Vasudeva, il pittore Klingsor e altri.