venerdì 4 maggio 2007

una passeggiata


La Passeggiata di Robert Walser è un libretto pieno di semplicità e stupore, come di un bimbo di fronte alla varietà del mondo. E nelle ultime tre pagine, improvvisamente, il paesaggio di monti e laghi che lui amava così tanto apre come i pensieri di un uomo.

Da dietro le spalle mi lambirono rimorsi e mi vennero incontro sul cammino. Mi sentii invaso da certi tristi ricordi. Accuse d'ogni sorta, appuntandosi contro di me, mi gravavano sul cuore. Dovetti lottare duramente.
Mentre lì attorno, un po' nel boschetto, un po' nel campo, cercavo e coglievo fiori, incominciò pian piano a piovere e il paese si fece ancora più soave e silenzioso. Ascoltavo la pioggia gocciolare lieve sulle foglie, e mi sembrava un pianto. Com'è dolce la minuta, tiepida pioggia d'estate!
Antichi errori, ormai remoti nel tempo, mi tornarono alla memoria [...]. Nel sottile sussurrìo che mi circondava, l'onda dei miei pensieri salì fino a riempirmi di tristezza.
Come una ribalta gremita da scene intensamente drammatiche mi si schiuse dinanzi la vita d'un tempo; un involontario stupore mi colse nel riconoscere tutte le mie debolezze, le infinite cattiverie, la mancanza d'amore. [...]
Alla ricerca di un posto dove sdraiarmi, scorgendo per caso un angolo tranquillo sulla riva lì accanto, spossato come mi sentivo, mi accomodai il meglio possibile sul terreno soffice, al riparo dei fidi rami di un albero amico.
Nel contemplare terra, aria e cielo fui preso da un pensiero conturbante e irreprimibile: ero costretto a dirmi che ero un povero prigioniero fra cielo e terra, che tutti qui siamo ugualmente dei poveri reclusi [...].
"Ho raccolto fiori solo per deporli sulla mia infelicità?" mi domandai, e il mazzolino mi cadde di mano. M'ero alzato per ritornare a casa: era già tardi, e tutto si era fatto buio.

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