martedì 2 novembre 2010

ti ho cercato nei palazzi, in europa, nel mondo e nel mare

La conclusione a cui si giunge necessariamente è che queste persone sono stabilmente in malafede. Ed essendo in malafede, non c'è bisogno di sentirli per sapere cosa dicono, lo si sa già prima che aprano bocca.
Dato che il valore di una persona si misura anche dalla singolarità di quanto dice, dal ripensare ogni volta ai perché del proprio agire e pensare, dal rimettersi in discussione, si arriva a credere che il valore di queste persone sia nullo.
Dopo questa conclusione, la domanda è se ci si può fidare di persone che sono in malafede. La risposta è evidentemente no.
La nuova domanda è allora perché queste persone, nonostante questo, siano sempre lì a a decidere per tutti. Ed è qui che il pensiero si ferma, non si può rispondere.
Speriamo provvisoriamente.

martedì 26 ottobre 2010

una sconfinata ammirazione


Domenica mattina, una volta aperta la finestra, ogni suono si faceva di colpo chiaro e distinto. Il cinguettare perpetuo di diversi uccelli sul tetto delle case, le gocce isolate che cadono a terra dagli spigoli dei palazzi, il rumore regolare di tacchi solitari che si allontanano sul selciato, un'auto che si avvicina, spegne il motore, una chiave nella toppa, una porta che si apre, il sottofondo di un cielo grigio e umido.
Dopo averci pensato su, ho richiuso la finestra e tutto è tornato ovattato e distante.

Mi sembrava di essere in un istituto per educandi, isolato e sprofondato nel suo torpore, e mi percepivo distaccato da ogni cosa, con invincibile ironia senza uscita.

Poi, questa sera, mi capita di leggere alcune righe come queste, che parlano di un alunno e una maestra.
Quella signora simpatica vestita di nero ci insegnava matematica, chimica, fisica e scienze naturali. La prima volta che è entrata in aula l'abbiamo accolta in piedi, e lei ha detto: "Buongiorno, si siedano". E ci siamo seduti con grande frastuono.
Poi silenzio.
Poi lei ha cominciato: "Esistono due classi contigue di grandezze" e ha continuato più o meno per un'ora senza che nessuno, credo, riuscisse a capire niente.
Io, a corto di intelligenza speculativa, abituato a raccogliere mirtilli rossi o mirtilli neri con un pettine speciale per portarli a mia madre, che ci faceva le sue marmellate, non soltanto non capivo il significato di quelle parole "Esistono due classi contigue di grandezze", ma purtroppo non capivo neanche "perché" nel mondo potesse essere stata inventata una frase di quel genere.
Dove potevo depositarla? Dove stava la necessità di quella frase?
Per me, allora, il mondo era tutto a disposizione.
Una volta ho chiesto a Giovannino Lopes, antico pescatore delle isole Eolie, che cosa potevo portargli dalla città. Giovannino ci ha pensato un po' su, poi ha risposto: "Non ho bisogno di niente". Io allora ero più o meno nello stesso stato. Forse lo sono ancora.
Allora, quello che c'era c'era e quello che non c'era non c'era.

Ancora una volta, c'è qualcosa che lega queste esperienze così diverse. Cercarlo sarà un'idea che avrò sempre in mente.

lunedì 30 agosto 2010

previsioni

Le previsioni del tempo davano pioggia nel weekend, addirittura la nuvoletta con il fulmine la domenica mattina. Ho deciso allora di andare in piscina di sabato pomeriggio, uno degli ultimi giorni, forse, in cui ci si possa sdraiare sul prato ad asciugare nel sole.
Verso le sei, cumuli bianchi di nuvole incombevano sulla linea verde degli alberi, quasi come vivere in un paese ai piedi di altissime montagne, ma il sole ha sempre avuto la meglio.
Sono rimasto di più in acqua, e ho fatto il doppio delle vasche che faccio di solito, lente e veloci, fino al limite dell'affanno. È da quel momento che mi è tornata una sensazione che avevo ogni tanto da piccolo, il bisogno frequente di prendere delle grandi boccate d'aria, riempire completamente i polmoni come dopo uno sforzo prolungato, alzando le spalle per aiutare il diaframma ad attirare all'interno il più ossigeno possibile.
È una delle poche cose che in questi giorni mi ha ricordato sensazioni lontane nel passato.
Il futuro invece me lo ha ammonito una frase che ho letto in un libro poco prima di restituirlo. Era sempre sabato, questa volta di mattina, ed ero seduto nel portico dell'ex-macello che ospita ora la biblioteca.
Era un libro difficile, fitto di citazioni e non sempre facile da seguire, che un giorno dovrò comprare per poterlo sottolineare e avere vicino. Un'esistenza senza bisogni è in fondo un'esistenza superflua, c'era scritto. Mi è sembrato un libro molto saggio.

martedì 17 agosto 2010

con che occhi guardare

L'imperatore - così si racconta - ha inviato a te, a un singolo, a un misero suddito, minima ombra sperduta nella più lontana delle lontananze dal sole imperiale, proprio a te l'imperatore ha inviato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero al letto, sussurrandogli il messaggio all'orecchio; e gli premeva tanto che se l'è fatto ripetere all'orecchio. Con un cenno del capo ha confermato l'esattezza di ciò che gli veniva detto. E dinanzi a tutti coloro che assistevano alla sua morte (tutte le pareti che lo impediscono abbattute e sugli scaloni che si levano alti ed ampi son disposti in cerchio i grandi del regno), dinanzi a tutti loro ha congedato il messaggero. Questi s'è subito messo in moto; è un uomo robusto, instancabile; manovrando or con l'uno or con l'altro braccio si fa strada nella folla. Ma la folla è così enorme; e le sue dimore non hanno fine. Se avesse via libera, all'aperto, come volerebbe! E presto ascolteresti i magnifici colpi della sua mano alla tua porta. Ma invece come si stanca inutilmente! Ancora cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo più interno; non riuscirà mai a superarle; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla; dovrebbe aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla; c'è ancora da attraversare tutti i cortili; e dietro a loro il secondo palazzo e così via per millenni; e anche se gli riuscisse precipitarsi fuori dell'ultima porta - ma questo mai e poi mai potrà avvenire - c'è tutta la città imperiale di fronte a lui, il centro del mondo ripieno di tutti i suoi rifiuti. Nessuno riesce a passare di lì e tantomeno col messaggio di un morto. Ma tu stai alla finestra e ne sogni, quando giunge la sera.
Franz Kafka, Il messaggio dell'imperatore

La sera, sogno anch'io di questo messaggio. A volte mi sembra quasi di sentirlo, a volte c'è solo l'eco della mia attesa.
Un mucchio di cose da fare, ma me ne dimentico sempre, me ne ricordo quando è troppo tardi. Niente sembra lasciare delle impronte durature, le onde le cancellano inesorabili senza nemmeno sapere quello che fanno. Il tempo si allunga paziente e poi si contrae di scatto, non mi resta che rimandare tutto a domani. Ma io sono sicuro che c'è qualcosa, nessuno arriverà ad avvertire, bisogna fare in modo che succeda casualmente. Fermarsi non vale la pena, una piccola dose di malattia.

lunedì 26 luglio 2010

mente candida


Alcuni dicevano che mi sarebbe piaciuto, per altri mi sarebbe stato rivoltante. Non ho pianto dopo la fine del film, ma certamente ha fatto riaffiorare sensazioni già provate, così lontane nel tempo da diventare annebbiate, dubitando per un attimo di esserci stati immersi, provando nostalgia di qualcosa ricordandolo in purezza.

A casa, la luna allagava le stanze dalle finestre aperte, totale silenzio in strada essendo il bar chiuso per ferie, il caldo afoso dei giorni scorsi mitigato dall'aria quasi fresca della sera.
Senza la voglia di dormire né di sfogliare una rivista, ho aspettato pazientemente accanto alla bottiglia dell'acqua.

Il giorno dopo al bar ho fatto la conoscenza di tale Cesare, che mi ha raccontato per sommi capi la sua storia e brandelli del suo passato, e ho rivisto con piacere sotto i portici il musicista ambulante che dicono mi assomiglia.

sabato 19 giugno 2010

diverso tempo fa

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari.

Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.

Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile...
Pier Paolo Pasolini 14 novembre 1974